Evidenza e verità in Newman
La logica è strumento, e non certo fondamento della realtà. Parimenti, l’opposizione tra verità di ragione e verità di fatto, risalente a Cartesio, Locke e Leibniz, non appartiene al modo newmaniano di pensare, poiché egli individua sempre un legame intrinseco tra le visioni mentali dell’uomo e la realtà esistente. La nozione di “datità oggettiva” svolge quindi, nell’opera del pensatore inglese, un ruolo essenziale, dal momento che il fulcro portante della vita consapevole dell’uomo, il punto da cui non può non prendere inizio, è l’atto della presa di coscienza che consiste nel rendersi conto di se stessi nel contesto della realtà oggettiva. Newman capovolge pertanto l’assioma basilare del soggettivismo moderno: “Esso si fonda sul caposaldo che l’io o soggetto è centro a se stesso, essendo principio e fine di se stesso, e dunque per così dire l’assoluto di se stesso”. In effetti quello dei rapporti tra la nostra mente e la realtà circostante, di cui dopo tutto anche la mente fa parte, è uno dei temi classici della filosofia moderna e contemporanea. Si tratta del dualismo tra soggetto e oggetto, che nella tradizione filosofica occidentale ha svolto, e svolge tuttora, un ruolo molto importante. La pluralità delle menti e l’unicità del reale hanno indotto non pochi pensatori ad adottare un atteggiamento di “relativismo concettuale”, basato sull’assunto secondo cui ogni mente si trova in una posizione particolare nei confronti del mondo ed ha, quindi, una prospettiva diversa da quella delle altre menti. La filosofia dei nostri giorni utilizza a tale proposito la metafora degli “schemi concettuali”. Alcuni autori, come Nicholas Rescher, sposano con convinzione la tesi di schemi alternativi. Altri - per esempio Donald Davidson - la rifiutano, sostenendo che è impossibile trovare un sistema di coordinate comune rispetto al quale ciascun schema può essere definito “relativo”. Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
Domenico viveva a Roma ed era tornato in Calabria per trascorrere le vacanze nella terra dei suoi genitori. Quella sera era in giro in motorino insieme all’amico Natale Cozzupoli. I killer lo scambiarono per un'altra persona, probabilmente anche a causa della maglietta a righe che indossava, e lo uccisero a colpi di fucile. Domenico non aveva alcun legame con la criminalità. Non era un bersaglio. Non era un uomo di clan. Era un ragazzo di 16 anni. Le successive indagini, nell’ambito del processo “Bless”, ricostruirono responsabilità e catena di comando. Tra i condannati all’ergastolo anche Pasquale Condello, esponente di vertice della ‘ndrangheta. Una vita innocente cancellata dalla violenza criminale. La mafia e la ‘ndrangheta non commettono semplicemente “errori”: dietro ogni vittima ci sono una vita, una famiglia, sogni e futuro che vengono distrutti. Ricordare Domenico significa restituirgli almeno ciò che la criminalità gli ha tolto: il diritto di non essere dimenticato. Il 2 settembre 1988 a Lamezia Terme, la ‘ndrangheta uccide Antonio Raffaele Talarico. Quando la Resistenza era donna
Ed è proprio questa dimensione locale uno dei punti di forza del volume. Montella non ha presteso di raccontare “la” Resistenza femminile italiana nel suo insieme, ma ha scelto consapevolmente il terreno della microstoria: i comuni della pianura modenese, le reti familiari, i paesi, le case coloniche, le relazioni sociali e politiche che alimentarono l’opposizione al nazifascismo. Una scelta metodologica efficace, perché attraverso un’analisi rigorosamente territoriale è riuscito ad illuminare dinamiche più ampie della guerra di Liberazione e del protagonismo femminile. Il libro si colloca dentro uno dei filoni più fecondi e innovativi della storiografia contemporanea sulla Resistenza: quello inaugurato, tra le prime, da Anna Bravo, che ha avuto il merito di spostare lo sguardo dalla sola dimensione militare della lotta partigiana alla più ampia esperienza della “Resistenza civile”. Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere?
Nel V secolo a.C., invece, era una fucina di pensiero, un laboratorio di idee così radicali da cambiare il destino dell’Occidente. E lì, 2500 anni fa circa, camminava Parmenide. Non un filosofo come gli altri. Non era un uomo che osservava il mondo: era un uomo che lo fermava. La Grecia classica era un turbine: Atene costruiva il Partenone, Fidia scolpiva la perfezione, Pericle parlava alla città come un padre. Tutto scorreva, tutto diventava, tutto cambiava. Parmenide no. Parmenide compiva il gesto più radicale della storia del pensiero: sospendeva il divenire. Diceva che il cambiamento era un inganno, che il nascere e il morire erano illusioni dei sensi, che ciò che appariva non coincideva con ciò che era. «L’essere è. Il non‑essere non è». Una frase che sembra semplice, ma suonava come un terremoto. Da quel momento, il pensiero occidentale non fu più lo stesso. Parmenide non viveva ad Atene, non frequentava l’Agorà, non ascoltava Pericle. Viveva in una cittadina immersa tra gli ulivi, mare e silenzi. Elea non aveva templi colossali, ma qualcosa di più raro: la nascita della metafisica. Qui, tra la Porta Rosa e le strade lastricate che salivano verso l’acropoli, Parmenide scriveva un poema che era insieme rivelazione, logica e visione. Leggi tutto: Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849)
La via è quella che parte dalla “democrazia evangelica”, che si impose a seguito dell’arrivo delle armate francesi in Toscana, nel 1799, basata sul principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” (riportato all’art. 6 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino allegata alla Costituzione francese del 24 giugno 1793), ripreso da tanti scritti democratici del tempo, e su quello del “cittadino” virtuoso, che volge al bene pubblico le proprie azioni, ed arriva fino alla democrazia “repubblicana”, basata sulla partecipazione diretta ed autonoma del “popolo” all’interno dei tanti Circoli presenti in Toscana nel 1848-49 e che portò all’elezione dell’Assemblea Costituente, formata da 120 rappresentanti eletti a suffragio universale in tutto il territorio del Granducato e fortemente voluta e sostenuta dai Circoli del Popolo, che rappresentavano il luogo in cui si manifestavano le istanze più vicine al sentire “popolare”. Leggi tutto: Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849)
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaCent’anni di solitudine: il destino che ritorna Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Masaniello, il cuore ribelle di Napoli Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Filosofia della Scienza e della Politica Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Cultura della legalità Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
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Nelle sue opere John Henry Newman ha spesso messo in luce incoerenze ed aporie presenti in alcune correnti della filosofia moderna e contemporanea. Il filosofo e teologo britannico nota che la logica non può mai essere fine a se stessa.
Il 1° settembre 1990, a Reggio Calabria, la ferocia della ‘ndrangheta spezzò la vita di Domenico Catalano, appena 16 anni.
Fabio Montella, con Donne invisibili. La Resistenza femminile nella Bassa modenese (Bibliotheka, 2026), ha compiuto un’operazione storiografica di grande rilievo civile oltre che scientifico: ha restituito voce, nomi, biografie e dignità storica a centinaia di donne che hanno rappresentato una componente decisiva della Resistenza italiana in un territorio preciso e ben delimitato — la Bassa modenese — ma che per troppo tempo sono rimaste ai margini della narrazione pubblica.
C’è un punto della costa cilentana dove il mare sembra trattenere il respiro. Una curva di pietra, vento e luce che non ha bisogno di presentazioni: Elea. Oggi è un sito archeologico, un luogo di quiete.
Questo studio ha cercato di seguire uno dei percorsi compiuti dall’idea di democrazia in Toscana, fra la fine del ‘700 e metà dell’800, attraverso le vicende di due persone, Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti, zio e nipote, il primo sacerdote ed il secondo procuratore legale, due figure delle quali si avevano poche e frammentarie notizie, con riferimento sia alle cronache storiche del periodo che successivamente, ma che, insieme, hanno attraversato oltre mezzo secolo di storia, costruendo le basi, anche con grandi sacrifici personali, della corrente democratica del nostro Risorgimento.