Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo
Il Settimo Sigillo nasce dalla crisi spirituale del suo autore e si trasforma in una meditazione collettiva sulla condizione umana, un film che non si guarda soltanto: si vive. Il cavaliere Antonius Block, di ritorno dalle Crociate, approda su una spiaggia nordica dove la Morte lo attende. «Sono la Morte», dice. E Block, in un gesto che è già filosofia, risponde proponendo una partita a scacchi. Questa immagine — l’uomo che sfida il destino — è diventata una delle icone più potenti della storia del cinema. È un’immagine che non appartiene solo al film: appartiene alla cultura occidentale, alla nostra idea di resistenza, di interrogazione, di ricerca di senso. Il titolo richiama il passo dell’Apocalisse: «Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio di circa mezz’ora». Quel silenzio è il cuore dell’opera: il silenzio di Dio, dell’universo, della coscienza quando cerca risposte che non arrivano. Bergman non offre consolazioni: offre domande, e in quelle domande si specchia un’epoca intera, segnata dalla guerra, dalla paura nucleare, dalla fragilità dell’uomo moderno. Bergman costruisce un Medioevo devastato dalla peste, specchio dell’interiorità del cavaliere: scogliere, processioni penitenziali, fanatici, disperati, innocenti. È un paesaggio mentale, non storico: un luogo dove la paura prende forma e il dubbio diventa personaggio. Il cavaliere Block non teme la morte: teme l’assenza di senso. Teme che la sua fede sia stata un’illusione, che la sua ricerca sia stata vana. La scacchiera diventa il campo di battaglia dell’esistenza. Leggi tutto: Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano
Lo schema funziona più o meno così. Vengono invitati un giornalista di destra e uno di sinistra, con il contorno di qualche storico o docente universitario nominalmente neutrale. Poi si procede con la discussione che parte, quasi sempre, da eventi del passato (anche lontano). Le dicotomie destra/sinistra e fascismo/antifascismo non mancano mai poiché formano la base di tutto. E a volte si ha l’impressione che nel passato gli interlocutori vogliano restare ben piantati, forse perché sul presente nulla hanno da dire. Impressionante anche il fatto che gli interlocutori ricorrano quasi sempre all’insulto dell’avversario, scorciatoia per evitare un confronto più serio e impegnativo. Qualcuno ha detto a tale proposito che l’intera cultura del nostro Paese è diventata binaria, e non si vede come dargli torto. Esistono solo il bianco e il nero, con le innumerevoli sfumature che stanno nel mezzo del tutto sparite. Non esistono più, insomma, partiti poliedrici come la vecchia Democrazia Cristiana, essa stessa una federazione di partiti, dove si raggiungevano sintesi dopo lunghe discussioni. Leggi tutto: Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n.24491 depositata il 5 agosto 2026, interviene su un punto delicato della disciplina successoria, quale l’applicabilità del termine previsto dall’art 500 c.c. alla liquidazione dell’eredità accettata con beneficio d’inventario. La decisione è importante, perché delimita con precisione i confini della responsabilità dell’erede beneficiato e ribadisce la natura “protettiva” dell’istituto, evitando interpretazioni estensive possano trasformarsi in decadenze automatiche non previste dalla legge. La vicenda trae origine da una contestazione avanzata dai creditori dell’eredità. Secondo la loro ricostruzione, l’erede, pur avendo accettato con beneficio d’inventario, avrebbe superato il termine previsto dall’art 500 c.c. per la liquidazione, con conseguente decadenza dal beneficio e responsabilità illimitata. Il giudice di merito aveva accolto questa impostazione, applicando il termine dell’art 500 c.c. anche alla liquidazione individuale, cioè alle operazioni compiute dall’erede nei confronti dei singoli creditori. Una lettura che, se confermata avrebbe esposto l’erede beneficiato a rischio di perdere la protezione del beneficio anche per ritardi non espressamente disciplinati dalla legge. Leggi tutto: Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: 7 vittime sono ancora senza nome
Nelle cave sulla via Ardeatina, a Roma, 335 uomini vennero condotti uno alla volta, costretti a inginocchiarsi e uccisi. Non erano numeri. Erano vite. Erano storie. Erano nomi. Scorrere quell’elenco – dalla A di Ferdinando Agnini alla Z di Augusto Zironi – significa attraversare un’Italia intera, colpita nel suo momento più buio. C’era Don Pietro Pappagallo, sacerdote che scelse di restare accanto agli altri fino all’ultimo. C’erano i giovanissimi Duilio Cibei e Marco Di Veroli, appena quindicenni. C’era Gavino Luna, cantante e impiegato delle Poste. E tra quei 335 c’erano Giovanni Frignani e Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo: due figure centrali della Resistenza romana. Frignani, tenente colonnello dei carabinieri, fu l’uomo che il 25 luglio 1943 ebbe il compito di arrestare Mussolini e che, dopo l’8 settembre, scelse la Resistenza pagando con la vita. Montezemolo, capo del Fronte militare clandestino, organizzò la rete resistenziale nella capitale fino alla cattura e alla morte alle Ardeatine. E c’era il generale Sabato Martelli Castaldi, generale dell’aeronautica, uomo che ebbe il coraggio di opporsi al regime e che, nella Roma occupata, scelse la strada della dignità e della resistenza, fino alla stessa tragica fine. E poi centinaia di altri: operai, militari, artigiani, commercianti, contadini. Resistenti, ebrei, civili. Un intero Paese racchiuso in una cava. Leggi tutto: Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: 7 vittime sono ancora senza nome Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
Interpretando e parafrasando quanto hanno scritto, si potrebbe affermare che un romanzo ha tanti significati quanti lettori, perché ciascuno può ripensarlo o viverlo in maniera diversa. Una simile visione è consona ad introdurre una recensione di Maria. Storia di un’anima nella Napoli dell’Ottocento (Napoli, Editoriale Scientifica, 2026), scritto da Antonella Orefice. Ella è una saggista che ha imperniato la propria produzione scientifica attorno alle dinamiche storiche del regno di Napoli e delle Due Sicilie, ponendo attenzione privilegiata alla Repubblica Napoletana del 1799, all’assolutismo borbonico, alla giustizia criminale. Le sue ricerche si sono contrassegnate per il ricorso al materiale archivistico e l’attenzione alla microstoria. Anche il suo ultimo studio si pone sulla scia degli anteriori in fatto di tematiche e metodologia, poiché Maria copre il periodo dal Settecento riformatore fino alla ristrutturazione urbanistica di Napoli nota come ‘risanamento’ nell’ultimo ventennio del secolo XIX, è ambientato quasi esclusivamente a Napoli (fatta eccezione per alcune pagine collocate nel contado rurale), si basa in buona misura su fonti archivistiche ed è un tipico testo di microstoria. Leggi tutto: Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.212 Agosto 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaMaria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento Orlando: il Paladino che sapeva solo amare Dracula di Valacchia, il Gargano e Napoli Giovanna I, la prigioniera del destino Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano Machiavelli, un repubblicano democratico Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore La strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus
Filosofia della Scienza e della Politica Filosofia, religioni e ordine mondiale La ricerca della felicità è davvero un diritto? La crescita costante dei socialisti negli Stati Uniti
Cultura della legalità Responsabilità genitoriale e vita digitale: i nuovi confini della tutela dei minori Vittime innocenti. Agosto 1944-2017
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Nel 1957 Ingmar Bergman ha consegnato al cinema europeo un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma la interroga dall’interno, come se ogni scena fosse una domanda rivolta allo spettatore.
Giornali e programmi televisivi ci hanno abituato a un dibattito pubblico standard, in cui lettore e telespettatore sanno già cosa attendersi in partenza dopo aver visto i personaggi coinvolti e invitati. Si tratta per lo più di giornalisti, ormai diventati padroni di tutti gli argomenti possibili.
La disciplina del beneficio d’ inventario continua ad essere causa di contenzioso, soprattutto quando si tratta di stabilire se e quando l’erede decade dal beneficio per presunte irregolarità nella gestione dell’eredità.
Ci sono date che non passano. Restano. Il 24 marzo 1944 è una di quelle.
Un grande scrittore quale Jorge Luis Borges ed un grande critico letterario come Umberto Eco osservarono, in tempi e modi differenti, che per ogni opera della letteratura esistono potenziali diverse letture.