Per la memoria degli italiani: un testo di filosofia della storia
Claudio Pirillo è psicologo, criminologo ed anche storico indipendente, con un itinerario ed un repertorio culturali complessi, ciò che traspare tangibilmente anche in questo studio. Esso si presenta come l’esito di un lungo lavoro di revisione, integrazione ed armonizzazione di precedenti pubblicazioni dello stesso autore, già edite separatamente. La documentazione è impressionante per ampiezza, comprendendo migliaia di fonti diverse, primarie e secondarie; atti parlamentari, epistolari, memorie, scritti letterari, testimonianze, classici della storiografia, studi economici e militari etc. L'autore stesso spiega che l'edizione definitiva nasce anche dalla volontà di sottoporre nuovamente le proprie anteriori conclusioni al vaglio delle fonti, correggendo inesattezze, colmando lacune e ampliando la ricerca documentaria. È un passaggio metodologicamente importante, perché mostra la consapevolezza che un'opera storica non possa limitarsi alla riproposizione delle proprie tesi già formulate, ma debba continuamente misurarsi con la documentazione. Pirillo afferma esplicitamente che le antecedenti edizioni presentavano dati non sufficientemente verificati e che le ricerche successive hanno portato a una revisione del materiale. Il saggio riassume e perfeziona perciò un lavoro di ricerca lunghissimo ed articolato proseguito per anni. L’opera è assai articolata e tocca innumerevoli temi differenti. Il periodo storico su cui maggiormente si concentra è il Risorgimento, che grosso modo viene fatto partire dal 1799 e dalla repubblica napoletana per giungere al 1918 ed alla vittoria nella Grande Guerra. Tuttavia l’arco temporale effettivamente esaminato risale sino all’Italia romana, o per meglio dire preromana, e giunge fino al XXI secolo. Lo studio però non è una mera sintesi storica o storiografica dell’Italia o del processo unitario, ma uno sforzo intellettuale imponente d’elaborare un’organica filosofia della storia capace di comprendere e spiegare quella dell’Italia. Non si tratta semplicemente di un altro studio dedicato al Risorgimento, né di una ricostruzione limitata agli avvenimenti politico-militari dell'Ottocento: il libro intende infatti collocare il processo unitario italiano all'interno di una prospettiva assai più vasta, nella quale storia politica, militare e culturale, concorrono a delineare una lunga parabola della coscienza nazionale italiana in un’ottica filosofica e metastorica. Leggi tutto: Per la memoria degli italiani: un testo di filosofia della storia Cronaca amara di un Paese senza case
Fu proprio in una di quelle mattine che ascoltai una notizia destinata a rimanermi impressa. In Campania decine di migliaia di famiglie in attesa di un alloggio popolare. Un numero enorme. Uomini, donne, anziani, giovani coppie, lavoratori, pensionati. Persone che non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente una casa. Rimasi in silenzio. Pensavo agli affitti sempre più elevati. Pensavo agli sfratti. Pensavo a chi vive ospite da parenti, a chi si arrangia in sistemazioni precarie, a chi ogni mese fa i conti con spese che aumentano e stipendi che restano immobili. Credevo che quella sarebbe stata la notizia più importante della giornata. Mi sbagliavo. Poco dopo arrivò la seconda notizia. Oltre trecento milioni di euro destinati al restyling degli stadi Maradona e Arechi. E nella mia mente nacque una domanda semplice, quasi banale: «Con trecento milioni di euro quante case si potrebbero costruire?» Non riuscivo a liberarmene. Mentre si discuteva di tribune, capienza, hospitality, parcheggi e servizi, migliaia di famiglie continuavano ad attendere qualcosa di molto meno spettacolare: una porta da chiudere la sera e una chiave da mettere in tasca. Provai persino a scriverlo sui social. Una sola frase: «Ma non sarebbe meglio costruire case?» Apriti cielo. Arrivarono insulti, offese, accuse di ogni genere. Per qualche istante ebbi persino l'impressione di aver toccato un argomento proibito. La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
L’iniziativa, con apertura al pubblico ad ingresso gratuito dal 26 settembre 2026 al 15 gennaio 2027, propone un percorso immersivo che racconta la tragedia della peste che nel 1656 colpì Napoli, attraverso una cronaca dello scrivano dei Bianchi della Giustizia, Antonio Mena, custodita presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli (ed esposta in originale), affidata alla voce narrante dell’attore napoletano Peppe Lanzetta. Sullo sfondo una tela di Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656, conservata nel Museo della Certosa di San Martino. A Napoli i quadri legati a guerre, carestie e assedi appartengono a pieno titolo alla storia dell’arte. Nel caso specifico, si confrontarono ai massimi livelli tre geni di metà secolo: Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. La tela di Domenico Gargiulo, meglio conosciuto come Micco Spadaro (soprannome derivato dal mestiere del padre), usata per installazione, è una scenografia dei cadaveri ammucchiati nella piazza del Mercatello (oggi piazza Dante) come in un giorno di mercato. Leggi tutto: La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota Quale Marx?
Il 20 ottobre del 1997 nella rivista settimanale statunitense The New Yorker viene pubblicato un articolo a firma di John Cassidy dal titolo e sottotitolo quanto mai eloquenti, The return of Karl Marx. A hundred and fifty years ago, he sat in the British Museum analyzing the problems of capitalism and the virtues of Communism. He was wrong about Communism. Was he right about capitalism? Contributo “long form”, scritto secondo i criteri redazionali del magazine culturale newyorkese, che fece un vero e proprio clamore ed ebbe il merito di far riscoprire l’interesse per Karl Marx e i suoi studi, in un periodo storico in cui la società globale era contrassegnata da un imperante contesto di crescita economica globale e contemporaneamente da un accrescimento delle diseguaglianze. Sulla spinta di questo articolo, si è sviluppata, nel corso di pochissimi anni, una sterminata letteratura intorno alle teorie storiche ed economiche del filosofo di Treviri. I limiti della scienza
Mette conto notare, tuttavia, che non soltanto alcuni filosofi, ma anche parecchi scienziati di professione hanno spesso contestato questa fede ingenua nella validità della visione del mondo che la scienza dei vari periodi storici fornisce. Ai giorni nostri l’incertezza circa il contenuto delle teorie scientifiche è cresciuta in modo rapido, parallelamente alla sensazione che esistono teorie alternative in grado di spiegare le osservazioni. Di qui il relativismo, il quale appare ormai a molti un dato di fatto più che una minaccia. Il nocciolo di tale posizione consiste nel riconoscere che non c’è una concordanza necessaria tra la realtà così com’è e le teorie che noi formuliamo circa la realtà stessa. Ovviamente la situazione si presentava ben diversa quando positivismo ed empirismo logico erano le correnti epistemologiche dominanti. In quel caso l’obiettivo primario era individuare i modelli immutabili che sottendono la pratica scientifica, giacché si riteneva che la scienza fosse oggettiva e in costante progresso (nel senso cumulativo del termine).
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaCent’anni di solitudine: il destino che ritorna Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Masaniello, il cuore ribelle di Napoli Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Filosofia della Scienza e della Politica Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Cultura della legalità Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
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È d’imminente uscita il saggio del professor Claudio Pirillo Per la memoria degli italiani (2026, Publigrafic, Cotronei). Si tratta di un’opera sicuramente originale per quanto inserita profondamente in una corrente culturale che è quella del tradizionalismo romano.
Mi alzo sempre presto. È un'abitudine che il pensionamento non è riuscito a cancellare. Le prime ore del mattino hanno qualcosa di particolare: le città dormono ancora, il rumore è attenuato e le notizie arrivano nude, prive degli orpelli che spesso le accompagnano durante il giorno.
La scorsa settimana, e precisamente in data 25 settembre 2026, nel Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai (Napoli), è stata inaugurata l’installazione A.D. 1656. Pareva che Dio benedetto volesse castigarci. La voce della Cronaca de’ Bianchi nella tela di Micco Spadaro, ideata e prodotta dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano di Napoli ed altri enti culturali.
Da qualche anno gli scritti di Marx sono tornati a essere una fonte di studio, dibattito e anche di successo editoriale. Bisogna però fare attenzione a non rinchiudere l’autore in un nuovo dogmatismo ideologico sul modello dell’Urss.
È del tutto naturale che l’uomo della strada, nel leggere i resoconti delle scoperte scientifiche, le consideri alla stregua di descrizioni del mondo reale. Perché mai dovrebbe pensare diversamente, dati gli impressionanti successi che la scienza ha conseguito negli ultimi secoli?