La Scienza Nuova di Giambattista Vico
La polemica riguarda quel vasto orizzonte di realtà che sfugge al dominio dimostrativo delle scienze naturali ed esatte. Si tratta della storia di ciò che l’uomo fa, della “storia ideale eterna”, equivalente del mondo umano reso intelligibile grazie alla retorica, ed irriducibile al sapere dimostrativo della fisica e della geometria. Da tale punto di vista il pensatore napoletano è un precursore della distinzione tra scienze umane e scienze naturali. Occorre aggiungere, inoltre, che la comprensione delle humanae auctoritates pertiene direttamente alla ragione umana e non alla fede, come pretendeva Bossuet. In questo senso si può asserire che Vico, più di Voltaire, può essere ritenuto padre della filosofia della storia modernamente intesa. Un’altra sottolineatura della novità della Scienza Nuova rispetto al pensiero illuministico è data dal fatto che, per Vico, la traiettoria storica non muove semplicisticamente dalla superstizione religiosa alla scienza newtoniana della natura, ma procede a spirale, con una serie di ascensioni e di involuzioni. Vico considera la storia come un grandioso teatro delle realizzazioni umane. Egli trova il criterio ermeneutico per dominare i fatti logicamente mediante la coincidenza metodologica del vero e del fatto: verum ipsum factum. Utilizza la filologia per accertare i fatti e la filosofia per inverare il certo: «la filosofia contempla la ragione, onde viene la scienza del vero; la filologia osserva l’autorità dell’umano arbitrio, onde viene la coscienza del certo.» I signori delle Apuane
L’autore è assieme archeologo, storico, divulgatore, specializzato particolarmente nello studio dell’antichità. Ha conseguito prima la laurea in Archeologia poi la specializzazione in Archeologia orientale ad indirizzo egittologico ambedue presso l’università La Sapienza di Roma, successivamente il dottorato sempre in Archeologia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Egli ha anche un’ampia esperienza sul campo, poiché quale direttore tecnico ha guidato i lavori sul terreno in numerose campagne di scavo archeologico nel Lazio ed ha partecipato e collaborato a scavi archeologici in Egitto. All’interno della sua amplissima produzione di molte decine di saggi, fra cui numerosi di storia militare contemporanea, per ciò che qui interessa si possono ricordare: Le Guerre Sannitiche (2020), Le Guerre Etrusche (2023), Cesare (2022), Etrusca Disciplina (2022), Roma contro Roma. L’anno dei Quattro Imperatori e le due battaglie di Bedriacum (2016) e Da Augusto a Nerone: gli Imperatori Giulio-Claudi (2026), Sunt aliquid Manes. L'oltretomba romano: topografia, riti e filosofia della fine (2026). Lo studio sui Liguri Apuani si colloca in tale percorso biobibliografico di Pierluigi Romeo di Colloredo Mels. Il primo voto delle donne a Cava de’ Tirreni: una storia di famiglia e di città
Qualche giorno fa la mia amica Isabella Senatore mi ha inviato su WhatsApp una fotografia che mi ha emozionato. È il certificato elettorale della zia, Gemma Sergio, rilasciato dal Comune di Cava de’ Tirreni, la mia città di origine, per le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946. Un foglio fragile, ingiallito dal tempo, piegato e consumato. Ma dentro quelle pieghe c’è una rivoluzione. Per la prima volta nella storia d’Italia anche le donne votavano. Quel documento non è solo un ricordo familiare. È la prova concreta di uno dei momenti più decisivi della nostra storia democratica. Isabella mi ha raccontato che il certificato le è stato segnalato dalla cugina Marinita Cataldo, che vive a Milano. Sua zia Gemma era un’insegnante e quel 2 giugno 1946 al referendum votò per la Repubblica. D'altronde, era figlia di un comunista, Gemma sposò poi il suo fidanzato, Francesco Cataldo, detto Nino, sottotenente dei bersaglieri, catturato dai tedeschi in Croazia e tornato in Italia nell'agosto 1945 dopo circa due anni di dura prigionia nei campi di concentramento tedeschi (Deblin, Oberlangen e Wietzendorf, dove furono rinchiusi anche Giovannino Guareschi e Alessandro Natta). Leggi tutto: Il primo voto delle donne a Cava de’ Tirreni: una storia di famiglia e di città Quale Marx?
Il 20 ottobre del 1997 nella rivista settimanale statunitense The New Yorker viene pubblicato un articolo a firma di John Cassidy dal titolo e sottotitolo quanto mai eloquenti, The return of Karl Marx. A hundred and fifty years ago, he sat in the British Museum analyzing the problems of capitalism and the virtues of Communism. He was wrong about Communism. Was he right about capitalism? Contributo “long form”, scritto secondo i criteri redazionali del magazine culturale newyorkese, che fece un vero e proprio clamore ed ebbe il merito di far riscoprire l’interesse per Karl Marx e i suoi studi, in un periodo storico in cui la società globale era contrassegnata da un imperante contesto di crescita economica globale e contemporaneamente da un accrescimento delle diseguaglianze. Sulla spinta di questo articolo, si è sviluppata, nel corso di pochissimi anni, una sterminata letteratura intorno alle teorie storiche ed economiche del filosofo di Treviri. Dal punto di vista scientifico si possono citare i contributi di Terrell Carver, The postmodern Marx (1998) e quello di Michael A. Lebowitz Beyond Capital (2003). Sempre in quell’arco di anni, vennero pubblicati due importanti saggi biografici, il primo scritto dal britannico Francis Wheen, Karl Marx (1999) e poi qualche anno quello di Jacques Attali, Karl Marx ou l'esprit du monde (2005). La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
L’iniziativa, con apertura al pubblico ad ingresso gratuito dal 26 settembre 2026 al 15 gennaio 2027, propone un percorso immersivo che racconta la tragedia della peste che nel 1656 colpì Napoli, attraverso una cronaca dello scrivano dei Bianchi della Giustizia, Antonio Mena, custodita presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli (ed esposta in originale), affidata alla voce narrante dell’attore napoletano Peppe Lanzetta. Sullo sfondo una tela di Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656, conservata nel Museo della Certosa di San Martino. A Napoli i quadri legati a guerre, carestie e assedi appartengono a pieno titolo alla storia dell’arte. Nel caso specifico, si confrontarono ai massimi livelli tre geni di metà secolo: Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. La tela di Domenico Gargiulo, meglio conosciuto come Micco Spadaro (soprannome derivato dal mestiere del padre), usata per installazione, è una scenografia dei cadaveri ammucchiati nella piazza del Mercatello (oggi piazza Dante) come in un giorno di mercato. Leggi tutto: La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaCent’anni di solitudine: il destino che ritorna Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Masaniello, il cuore ribelle di Napoli Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Filosofia della Scienza e della Politica Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Cultura della legalità Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
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Possiede indubbiamente grande rilievo la riflessione sulla storia condotta da Giambattista Vico. C’è nella sua opera un’intenzione polemica contro i seguaci di Bacone e di Cartesio, persino nel titolo della sua famosa opera, la Scienza Nuova.
Estratta dalla pietra, incisa nella pietra: si potrebbe presentare così l’eccellente monografia di Pierluigi Romeo di Colloredo Mels* sui liguri, I signori delle Apuane. Statue Stele, archeologia e identità dei Liguri Apuani tra Versilia, Val di Magra e Lunigiana (Lulu, 2026).
Un certificato elettorale del 1946 e il manifesto con le prime consigliere comunali raccontano quando anche a Cava de’ Tirreni le donne entrarono per la prima volta nella democrazia italiana.
Da qualche anno gli scritti di Marx sono tornati a essere una fonte di studio, dibattito e anche di successo editoriale. Bisogna però fare attenzione a non rinchiudere l’autore in un nuovo dogmatismo ideologico sul modello dell’Urss.
La scorsa settimana, e precisamente in data 25 settembre 2026, nel Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai (Napoli), è stata inaugurata l’installazione A.D. 1656. Pareva che Dio benedetto volesse castigarci. La voce della Cronaca de’ Bianchi nella tela di Micco Spadaro, ideata e prodotta dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano di Napoli ed altri enti culturali.